A Porto in compagnia… dei Pastel

Nei miei lunghi peregrinare per l’Europa, non ero ancora riuscito a dare uno sguardo al Portogallo. Miriam ci era già stata prima di conoscerci ed era rimasta sempre una meta in fondo alla lista. Stavolta, però, riusciamo a ritagliarci un weekend di libertà e riesco a trovare un compromesso proponendo la città di Porto, che lei non ha visitato.

Porto ha una caratteristica che mi ha sempre incuriosito. Chiunque vi sia stato la descrive come una città bellissima, e poi, c’è un particolare che un goloso di dolci come me non può assolutamente trascurare: i pastel de nata, universalmente descritti come una delle sette meraviglie della gastronomia. Prendo quindi i miei amati biglietti Ryanair e mi accingo a partire con grandi aspettative.

Arriviamo all’aeroporto “Francisco Sá Carneiro” verso l’una di un giorno di settembre e dopo un breve (ed economico) viaggio in metropolitana, prendiamo possesso del nostro alloggio, posto nei pressi della fermata Trinidade. Prima di andare avanti, però, vorrei spendere due parole sul sistema di erogazione biglietti della metropolitana di Porto. Non vi sono biglietterie con “umani” coi quali dialogare, ma solo biglietterie automatiche. Fin qui non ci sarebbe niente di male, si tratta pur sempre di una metropolitana moderna, ma il problema è che le macchinette sono soltanto 3 (tre), con file chilometriche davanti. Come arriva finalmente il nostro turno, capiamo il perché di tutta questa attesa: le procedure per l’emissione del biglietto sono assolutamente incomprensibili. Si formano quindi “gruppi di opinione” per cercare di decifrarle.

Torniamo quindi al nostro racconto. Come alloggio ho voluto prenotare un appartamento in centro che dalle immagini e dai commenti mi sembrava degno di considerazione, il In Porto Gallery. L’unica cosa che mi lasciava piuttosto perplesso erano i tre piani di scale da salire, causa mancanza ascensore. Devo dire che mai scelta si rivelò più azzeccata. L’appartamento non è solo bello, ma addirittura “regale”, gigantesco e modernamente arredato, che non sfigurerebbe in una rivista di arredamento. Le tanto temute scale, poi, sono in realtà due piani più un mezzanino, comode e per nulla faticose.

La fabbrica dei pastel Manteigaria

Inoltre è strategicamente posto a pochi metri dal Mercado do Bolhao, ma soprattutto dalla Manteigaria, una pasticceria che sforna pastel de nata a ritmo industriale, sempre caldi e golosi.

E qui veniamo ad uno dei motivi che, come dicevo dianzi, mi hanno spinto verso questa destinazione. Questi dolcetti all’apparenza insignificanti, sono, nella loro semplicità, una delizia per il palato come non ne provavo da tempo. L’involucro leggero e fragrante scricchiola sotto i denti ed un’esplosione di crema alla cannella ti invade la bocca. Ovviamente, questa è la nostra prima tappa e ne divoro subito i primi due di una lunga serie.

La Cappella delle Anime

Soddisfatto il primordiale istinto della gola, ci inoltriamo per Rua de Santa Catarina, che, per essere indicata come la via dello shopping di Porto, ci appare piuttosto deludente. Una sfilza di catene di negozi ormai presenti in ogni singola città del mondo, un piccolo centro commerciale, qualche bel palazzo Art Noveau e poco altro. Per fortuna c’è la splendida Cappella delle Anime ( o Cappella di Santa Caterina) ad aumentarne l’interesse. Con i suoi azulejos che ne ricoprono l’intera superficie esterna, creano un colpo d’occhio davvero suggestivo.

Proseguiamo quindi per la Rua de Santa Catarina fino ad arrivare alla Chiesa di Sant’Idelfonso, incontrando sul nostro cammino una poco somigliante statua di Cristiano Ronaldo (ne troveremo anche altre in giro per la città). La chiesa (Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO), è anch’essa adorna di scenografici azulejos sulla facciata.

Da questo punto in poi, la pendenza della strada, che fino ad ora era stata abbastanza dolce, comincia a farsi più importante. Ma non è questo che rende difficoltoso il cammino, quanto piuttosto i numerosi lavori stradali che spuntano un pò dovunque. La città infatti è tutta un fermento di cantieri (metropolitana, palazzi, strade e marciapiedi) ed in alcuni casi, le strettoie che si formano, costringono la fiumana di turisti a fastidiosi ingorghi.

Proseguiamo quindi la nostra discesa, fiancheggiando delle imponenti mura, per poi tuffarci in una vertiginosa scalinata, la escada do Guindais, da dove piano piano si scopre il fantastico panorama del fiume Duero, con il suo iconico ponte di ferro Dom Luis I.

A questo proposito, nonostante venga generalmente attribuito al celebre ingegnere Gustave Eiffel, fu in realtà progettato da un suo allievo, Théophile Seyring. Eiffel, infatti, aveva progettato pochi anni prima il ponte Maria Pia situato poco distante.

La scalinata, che si inerpica sulla collina a strapiombo sul fiume, offre degli scorci spettacolari e fa capire subito come sarà difficoltosa la strada del ritorno…

Arrivati quindi sulla riva del Duero, ci incamminiamo per la bella passeggiata che ne costeggia il corso. Bancarelle, locali, ristoranti e una folla di turisti, la affollano lungo tutto il percorso e, a questo proposito, cominciamo a sentire un certo languorino, quindi decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa.

Non vedo l’ora di assaggiare le varie specialità locali, ma per questo primo spuntino, mi accontento di alcune tapas ed una birra ghiacciata. 

Continuiamo quindi la nostra esplorazione del pittoresco quartiere di Ribeira. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, si sviluppa in un dedalo di viuzze che, come già detto, si inerpicano sulla collina a strapiombo sul fiume sottostante. Case tinte in colori pastello, anticamente abitazioni e magazzini, sono in gran parte riconvertite in locali e b&b. Le salite sono davvero ripide e, complici il caldo e… l’età, la fatica comincia a farsi sentire molto presto.

Torniamo quindi sul lungofiume e, per riprendere le forze, ci concediamo una pausa nell’affollata Praca Ribeira. Il panorama sulla sponda opposta è incantevole ed il ponte di ferro incombe in praticamente tutte le inquadrature delle foto che faccio.

Piazza Ribeira

Riprendiamo quindi le nostre salite e discese vertiginose fino a sera, quando ormai stremati, cerchiamo un ristorante per la cena. Nonostante la grande quantità di locali presenti in zona, la ricerca è resa più complicata del previsto dalla folla di turisti che occupa tutti gli spazi disponibili. Solo dopo innumerevoli tentativi, riusciamo a trovare un tavolo in un bel ristorante, nel quale assaggio la mia prima pietanza a base di baccalà gratinato, seguita da un Pudim de Ovos, una specie di creme caramel davvero delizioso ed un bicchierino di porto.

Stanchi e soddisfatti, riaffrontiamo la “scalata in cordata” per tornare nel nostro bellissimo appartamento.

PORTO – 2° giorno

Dopo una buona colazione a bese di pastel, in attesa dell’apertura dell’attiguo Mercado do Bolhao, facciamo un passaggio in Avenida dos Aliados. Questa larga strada a 4 corsie, due per senso di marcia divise da una grande marciapiede alberato, si presenta più come una gigantesca piazza, che come una strada. Dominata dall’imponente Palazzo del Municipio, che ne chiude un intero lato, è completamente attorniata da grandi ed eleganti palazzi in stile Neoclassico ed Art Decò. 

Una curiosità,  lungo l’avenida, si trova un McDonalds che viene da più parti considerato il più bello del mondo. Non posso esimermi dall’andare a controllare questa impegnativa affermazione e, nonostante il suo indubbio fascino (era un antico caffé di inizio secolo) devo dire di non essere rimasto particolarmente colpito.

Nel frattempo è giunta l’ora dell’apertura del Mercado do Bolhao, quindi penetriamo dall’ingresso di via Formosa. Realizzato agli inizi del XX secolo, il mercato è stato riaperto nel 2022, dopo 4 anni di lavori di ristrutturazione. Il piano terra è dedicato alla vendita di prodotti alimentari di ogni genere e ricorda vagamente la boqueria di Barcellona, ma meno caotico.

Proseguiamo quindi per Avenida de la Constitucion sotto una pioggia che si è fatta meno incessante. Passiamo accanto allo splendido edificio de la Adriatica. Realizzato nel 1914 per l’omonima compagnia di assicurazioni, è caratterizzato dall’eclettismo della sua architettura.
A parte la pioggia e le transenne che delimitano il percorso delle processioni, c’è un’altra cosa che rende un pò difficoltoso il passeggio in questa zona, ed è la grandissima quantità di sedie sistemate lungo i bordi delle strade e nelle piazze prospicienti. Si tratta di sedute che vengono vendute ai cittadini per finanziare le attività della Semana Santa e dalle quali possono assistere più o meno comodamente al passaggio delle processioni. Ce ne sono così tante che non immagino cosa riescano a vedere quelli delle ultime file.

Il settore che colpisce maggiormente, è quello dedicato alle sardine in scatola. Vi sono svariati banchi colmi sino all’inverosimile di scatolette variopinte contenenti questo celebrato prodotto. Sono dei regali ideali da portare a parenti ed amici e ne facciamo incetta.

Al piano superiore, sono stati sistemati diversi ristoranti, anche di un certo livello e ne approfittiamo per prenotare un tavolo per la cena presso il celebrato Culto ao Bacalhau, una vera accademia del baccalà, dove questo ingrediente viene proposto in tutti i modi possibili ed immaginabili, persino… nei dolci.

Usciti dal mercato e depositati tutti gli acquisti nella nostra vicina abitazione, riprendiamo la visita della città dalla Stazione São Bento, con i suoi splendidi azulejos, quindi ci dirigiamo verso l’imponente Torre de los Clerigos. Il campanile settecentesco, alto 76 metri, è uno dei simboli della città ed insiste su una grande piazza, purtroppo anch’essa sventrata dai lavori della metropolitana. Il nostro intendimento era di prendere il tram n. 22 alla fermata Carmo e fare un giro panoramico della città alta, ma a causa dei suddetti lavori, la fermata è stata soppressa.

Ne approfittiamo quindi per fare un salto alla vicina Libreria Lello, celebre per essere una delle più antiche librerie del paese, ma maggiormente perché una delle sue più assidue frequentatrici era quella J.K. Rowlings, autrice della saga di Harry Potter, che sembra ne abbia tratto ispirazione per molte delle sue ambientazioni. Ora, io so a malapena chi sia Harry Potter, ma le antiche librerie mi hanno sempre affascinato, quindi una visitina l’avrei fatta volentieri. Giunti sul posto, però, siamo raggelati da una scena surreale. Davanti alla libreria staziona una folla infinita, in attesa di entrare e, cosa ancora più surreale, per entrare si pagano 5 euro…!

La fila di persone in attesa davanti alla Libreria Lello
La Torre dos Clerigos
Nel tram n. 1

Giriamo i tacchi e, memori delle scarpinate del giorno prima, chiamiamo un Bolt per farci portare alla Chiesa di São Francisco, da dove abbiamo visto essere situata la partenza del tram n. 1 che, costeggiando la foce del Douro, porta fino al faro di Felgueiras sull’Oceano Atlantico. Tutte le guide la descrivono come una delle esperienze più suggestive di Porto e, saltato il giro con il tram 22, ci sembra una valida alternativa. 

Stendo un velo sull’esperienza decisamente adrenalinica della discesa in auto attraverso le labirintiche stradine di Ribeira. Giunti a destinazione ci accodiamo alla lunga ed ordinata fila in attesa del prossimo tram… sotto un sole implacabile. Per fortuna riusciamo a salire e, pagato il biglietto, il tram parte sferragliando. Lungo il percorso, sulla sinistra vediamo scorrere la riva del fiume, all’inizio suggestiva, poi sempre più monotona, al punto che mi trovo a concentrarmi più sul lato destro, dove scorrono le case, dapprima vecchie e poi, man mano che ci si allontana dal centro, sempre più moderne. In alcuni tratti, passiamo così vicini alle automobili parcheggiate, che il guidatore deve scendere per controllarne le distanze, ed alcune vengono sfiorate per pochi millimetri.

Dopo una mezz’oretta, giungiamo a destinazione e, sferzati da un vento teso, ci avviciniamo al faro. Si tratta in realtà di un piccolo faro, per nulla suggestivo, posto al termine di un molo, contro il quale le onde dell’oceano si infrangono rumorosamente. 

Degna di nota, a mio avviso, è solo la lunga ed ampia spiaggia sabbiosa che però oggi, complice il tempo, è deserta ed un pò triste. Anche i dintorni non sono per nulla attrattivi. Alti casermoni fiancheggiano il lungomare che probabilmente in piena estate deve essere pieno di vita, ma che oggi è desolatamente vuoto. Fatte le foto di rito, torniamo indietro e, attraversato il ponte, andiamo alla scoperta di Vila Nova de Gaia.

 Per chi (come me) non lo sapesse, la sponda meridionale di Porto… non è Porto, ma un comune a se stante che si chiama, appunto, Vila Nova de Gaia. Da qui si ha una superba vista della Ribeira e di tutta la città retrostante. Vi è inoltre una cabinovia che porta sulle colline, da dove la visuale è ancora più suggestiva.

Lungo la sponda di Vila Nova de Gaia, sono posizionate le cantine produttrici del vino Porto e passeggiando, si susseguono nomi celebri, come Sandeman, Taylor’s o Graham’s, ma anche piccole cantine meno conosciute ai più, come Ferreira, Calem e Burmester. Quest’ultima è quella che visiteremo dopo pranzo.  La scelta è caduta su di essa, perché è l’unica che ho trovato con una visita guidata in italiano, cosa sempre apprezzata quando si tratta di ascoltare spiegazioni tecniche.

 Dopo una passeggiata sul gradevole e molto frequentato lungofiume, carico di ristoranti e rivendite di sardine in scatola, ci fermiamo in un ristorantino un pò internato (quelli sul lungofiume sono stracolmi), nel quale mangio un’ottima trippa alla moda di Porto, una specie di bomba ad orologeria che, oltre alla trippa, già di per sé un ingrediente non proprio dietetico, contiene fagioli, salsiccia, sanguinaccio, cotenna ed un’altra decina di ingredienti… Dopo un’ora abbiamo la visita alla cantina ed ho proprio bisogno di un bicchierino di porto per digerire.

Il problema è che, dopo una interessante visita guidata alle cantine, l’assaggio comprende ben tre bicchieri ricolmi di questo nettare paradisiaco ! Io e Miriam ci alziamo semiubriachi e ci incamminiamo verso la funivia.

La salita è breve e ci consente di arrivare al celebre Jardim do Morro, dove su un fianco della collina è stato ricavato una specie di anfiteatro, dal quale è consuetudine sedersi al tramonto, meglio se con un bicchiere di porto in mano, ad assistere al sole che tramonta dietro la città antistante. Lo spettacolo è ugualmente suggestivo anche se siamo ancora nel primo pomeriggio e, dopo una sosta per finire di smaltire la sbornia, riprendiamo la funivia per scendere a valle. 

Riattraversato l’ormai familiare ponte Luis I, un Bolt ci porta alla Casa da Musica, un auditorium, un pò fuori dal centro, che Miriam vuole assolutamente visitare. Si tratta di un’opera dell’archistar olandese Rem Koolhaas. Una specie di gigantesca casa sottosopra di cemento armato a vista che, vista da lontano fa decisamente il suo effetto, ma da vicino, mostra qualche carenza di manutenzione. Miriam dice che si tratta un’edificio brutalista ed anche i segni dell’usura fanno parte della sua estetica, ma posso dire di non amare molto questo genere architettonico. 

La Casa da Musica di Koolhaas

Giusto per non farci mancare nessun mezzo di locomozione, per ritornare in centro prendiamo la metropolitana, che ci scarica nei pressi della nostra abitazione. Il tempo di una doccia e torniamo al Mercado do Bolhao per consumare la nostra cena. Come ho già detto in precedenza, abbiamo prenotato un tavolo al Culto ao Bacalhau, ristorante celebre per le sue pietanze esclusivamente a base di baccala. Il locale è molto gradevole nell’arredamento ed i camerieri sono di una gentilezza esagerata. Arrivano addirittura a consigliarci di togliere una portata, in quanto, a loro parere, la nostra ordinazione era troppo abbondante e non potevamo assolutamente rischiare di non riuscire a mangiare il dolce.

Dopo aver mangiato del superbo baccalà, cucinato in diverse preparazioni, all’arrivo del dolce, capisco il perché della loro premura. Il dolce, anch’esso a base di sfoglie di baccalà, tuorlo d’uovo e gelato di vaniglia, è semplicemente fantastico! Sono un grande cultore dei dolci e posso dire senza tema di smentita, che questo è uno dei migliori mai mangiati in vita mia.

Il Mil Folhas de Bacalhau com Doce de Ovos e Gelado de Baunilha

PORTO – 3° giorno

Oggi ci dedichiamo alla visita dei monumenti della città, ma prima l’immancabile visita in pasticceria per l’immancabile pastel di inizio giornata.

La nostra prima tappa è la Cattedrale (Sé do Porto), una imponente chiesa-fortezza, addossata alle antiche mura della città. 
Lo stile è indefinibile, in quanto è stata rimaneggiata ed ampliata col passare dei secoli. La facciata è romanica, gli interni sono barocchi ed il chiostro è in stile gotico. Quest’ultimo è particolarmente suggestivo per via degli splendidi azulejos che ne rivestono tutto il perimetro.

Il chiostro della Cattedrale

Dall’ampia piazza antistante si gode di una suggestiva vista della città. Al suo centro è posizionata una colonna, sotto la quale anticamente avvenivano le esecuzioni capitali, particolare macabro (che le guide stranamente tengono a sottolineare) che però nulla toglie alla bellezza del posto.

Prossima tappa, il Palazzo della Borsa, che decidiamo di raggiungere a piedi attraverso i solito dedalo di vicoletti angusti e suggestivi, per fortuna in discesa.
La fila è lunghetta (come tutte qui a Porto), ma scorrevole. Gli interni, in contrapposizione all’esterno, piuttosto austero, sono fastosi. Su tutti, lo splendido Salone Arabo. La simpatica guida, poi, rende la visita piacevole ed interessante.

Il Palazzo della Borsa

Decidiamo quindi di tornare sulla sponda opposta del Duero. E riaffrontiamo la ripida discesa verso il fiume con passo indolente, scelta più obbligata che voluta, in quanto l’incredibile quantità di turisti ed i molti cantieri stradali, non consentono ritmi più veloci. 
Riattraversato il ponte Luis I, entriamo nel Mercado Beira-Rio, luogo che abbiamo scelto come sede del nostro pranzo. A dispetto dei begli esterni, l’interno ospita una serie di chioschi e localini dalla scelta gastronomica piuttosto standardizzata. 

Mercado Beira-Rio

Spiluccato qualcosa qua e là, devo soccombere alle richieste di Miriam che vuole assolutamente andare a vedere un paio di strutture realizzate dal grande architetto portoghere Alvaro Siza.
La prima è una… piscina. Una semplice piscina ricavata tra le rocce della spiaggia del paesino di Matosinhos. Vista la mia perplessità, Miriam mi spiega che si tratta di un’opera risalente al 1966, notevole per la maniacale attenzione alla sua integrazione nel paesaggio circostante.  

Apprezzo la spiegazione, anche se per me rimane sempre una semplice piscina, Comunque passiamo alla tappa seguente: Casa de Chá da Boa Nova.

Sempre opera dell’architetto Siza, questa costruzione ospita un rinomato ristorante stellato. Anch’esso fa della sua integrazione con il paesaggio circostante, il suo punto di forza. Devo dire che, dopo l’impatto un pò destabilizzante della piscina, questa struttura mi convince maggiormente. Vista dalla strada sembra una anonima costruzione, ma spostandosi sul lato mare, ofre una vista davvero suggestiva.

Torniamo quindi a Vila Nova de Gaia per goderci il tramonto davanti ad un aperitivo. Lo spettacolo è così affascinante che, dopo un bicchiere di porto seduti davanti alla città che si accende di mille luci, decidiamo di rimanere anche per cena e ci mangiamo un ottimo Polvo à Lagareiro sotto le volte illuminate del ponte Luis I.

PORTO – 4° giorno

Oggi l’aereo riparte nel primo pomeriggio, quindi abbiamo ancora una mattinata da dedicare agli ultimi acquisti e ad un’ultima visita alla città.

Dopo aver fatto incetta di aringhe in scatola al Mercado do Bolhao, andiamo a dare uno sguardo alla pedonale Rua da Cedofeita, segnalata come una delle vie più suggestive della città. In effetti, appena arrivati, sembra di essere tornati indietro nel tempo. I negozi non sono i soliti grandi marchi ormai standardizzati in ogni città del mondo, ma sono tutte attività tradizionali che hanno resistito alla prova del tempo. Giocattoli, vestiti e articoli vari, persino un grande negozio che vende bottoni… il tutto in un contesto architettonico di grande interesse.

Tornati in camera per ritirare le valigie, faccio in tempo ad assaporare il mio ultimo pastel prima di spendere il mio abituale quarto d’ora per capire come fare il biglietto della metropolitana che ci riporterà in aeroporto…

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