Christmas in London… senza regalo

Finalmente ! Dopo otto lughissimi anni, riesco a tornare a Londra. Prima il Covid, poi vicende familiari, mi avevano tenuto lontano dalla mia adorata Londra, e ne sentivo davvero la mancanza.
Questa volta non mi accompagnerà, come al solito, mia moglie Miriam, ma andrò assieme ai miei due fratelli per una reunion familiare che da tempo volevamo fare, ma che non eravamo mai riusciti ad organizzare.

A causa di problemi lavorativi staremo solo un weekend, ma per pianificarlo, siamo reduci da decine di estenuanti riunioni organizzative. Ognuno ha cose che vorrebbe visitare, ma il tempo è poco e dobbiamo ottimizzare il nostro itinerario.
Anche la scelta della location per la notte è oggetto di lunghe contrattazioni. C’è chi vorrebbe andare in hotel e chi invece in un Airbnb. Alla fine decidiamo per quest’ultima soluzione e prenotiamo un appartamento nella zona di Earls Court.

Dopo un breve volo con Ryanair, una volta sbarcati all’aeroporto di Stansted, riaccendo il telefono e ricevo quel messaggio che nessuno vorrebbe ricevere posando il piede in terra straniera: il nostro appartamento è stato disdetto!
Abbiamo quindi una quarantina di minuti (il tempo del viaggio con lo Stansted Express) per fare ciò che abbiamo impiegato settimane a fare: trovare un altro appartamento.
Ci mettiamo tutti e tre al telefono ed in men che non si dica, riusciamo a scovare una soluzione che sembra soddisfare tutte le nostre richieste. L’unico problema è che si trova a Battersea, una zona piuttosto lontana da dove avevamo deciso di stare, ma nei pressi c’è la stazione di Clapham Junction che sembra garantire dei buoni collegamenti.
La cosa bizzarra è che la proprietaria dell’appartamento vive in Italia e da lì gestisce il suo business. 

Leighton House

Giunti a destinazione, per consentirci l’ingresso in casa, dobbiamo effettuare, sotto una pioggia battente, tutta una serie di procedure illustrateci dalla nostra proprietaria dalla sua sede di Venezia.
Fornire un codice ad un emporio nei paraggi per avere le chiavi, inserire un secondo codice nel tastierino sotto al portone, quindi utilizzare una chiave per aprire l’androne, salire una scala così stretta e ripida che definirla criminale è un complimento, ed infine un’altra chiave ci aprirà la porta dell’appartamento.
Ci prendiamo qualche minuto per riprenderci ed esplorare la nostra sistemazione, che per inciso non è così male come l’impatto esterno ci aveva fatto temere, e ci rituffiamo in strada per iniziare il nostro weekend londinese.

Arab Hall della Leighton House

La prima tappa del nostro itinerario è la Leighton House, una residenza ottocentesca, appartenuta al pittore Preraffaelita Lord Leighton, nell’elegante zona di Holland Park.
A causa delle vicissitudini già illustrate, siamo in ritardo col nostro dettagliato programma, quindi decidiamo di prendere un Bolt, soluzione già adottata con soddisfazione in diverse parti del mondo, ma che qui a Londra si rivela una pessima idea. Il traffico è intasato ed impieghiamo forse il doppio del tempo che avremmo impiegato con la metropolitana. Inoltre i prezzi della corsa sono altissimi, in confronto a quanto ero abituato a pagare.
L’interno del museo è davvero sorprendente. Non è davvero ciò che ci si aspetta da una abitazione della nobiltà ottocentesca inglese. Le diverse sale sono arredate con stili eclettici che richiamano altre culture. Ne è un esempio la sbalorditiva Arab Hall che fa immergere il visitatore in atmosfere mediorientali. Degni di nota sono anche i dipinti esposti, quasi tutti appartenenti alla corrente Preraffaelita.

Usciamo dal museo che è pomeriggio inoltrato, non abbiamo ancora pranzato, quindi ci fermiamo in zona a mangiare in un locale italiano: La Pasticceria. Non sono solito consumare cibo italiano nei miei viaggi, ma la fame è molta ed i panini in vetrina hanno un aspetto invitante. Infatti, panini e dolci sono ottimi ed usciamo rinfrancati da questa prima sosta (non sarà l’unica…).
Il nostro programma prevedeva la visita alla Battersea Power Station, ma siamo in grave ritardo e, con la pioggia che continua incessante, decidiamo di prendiamo un bus per il centro e passare alla tappa successiva.

Per fortuna, lungo il tragitto la pioggia diminuisce e, una volta arrivati in Piccadilly Circus, ha smesso del tutto. Ci possiamo quindi dedicare alla ricerca delle più belle illuminazioni natalizie.
Ovvio iniziare da Regent Street, dove dei giganteschi angeli sono sospesi sulle nostre teste. Passiamo poi in Carnaby Street. Qui le luminarie sono meno tradizionali, ma ugualmente suggestive. 

Burlington Arcade

Dopo un breve passaggio per i magazzini Liberty, ci inoltriamo per Old Bond Street. Qui le grandi case di moda si sono sbizarrite con un tripudio di luci e fantasia. Ecco quindi che attraversiamo le Burlington Arcade e sbuchiamo davanti a Fortnum & Mason con le finestre trasformate in un gigantesco calendario dell’Avvento. Sicuramente tra le illuminazioni più belle che abbiamo visto.

Fotnum & Mason

Entriamo un attimo all’interno del grande magazzino, ma ne usciamo quasi subito a causa della grande folla e… dei prezzi folli di tutta la merce esposta.
Continuiamo quindi la nostra passeggiata, attraversando Seven Dials illuminata fino ad arrivare in una Covent Garden addobbata a festa. Giganteschi campanellini pendono dal soffitto ed un albero multicolore troneggia nella piazza.

E’ quasi ora di cena ed abbiamo un tavolo prenotato presso il pub The Salisbury. Abbiamo infatti deciso, stavolta di comune accordo, per questa prima serata, di fare un pasto tipico inglese. E cosa di più tipico di un bel pub?
L’atmosfera è calda, anzi direi bollente, visto che siamo costretti a liberarci di diversi strati di indumenti ed una bella birra come aperitivo, ci rinfranca dalla lunga passeggiata.

Il pub The Salisbury

Quindi mi sparo una goduriosa Steak and Ale Pie, con tanto di puré e cavolo arrostito, il tutto sommerso di una salsa bruna al Merlot che sicuramente mi otturerà in modo definitivo le arterie. Per non farmi mancare nulla, una seconda birra accompagna una generosa fetta di Christmas Pudding con gelato.
Siamo tutti pieni e stanchi e, in barba a tutte le considerazioni mattutine, decidiamo di prendere nuovamente un Bolt per tornare all’appartamento.

LONDRA – 2° giorno

Dopo una tranquilla notte, saltuariamente disturbata solo dal micidiale piumone, tipico dei paesi nordici, che ti porta a bollore quando ci stai sotto, salvo poi congelarti quando ti scopri, una buona colazione nel salottino dell’appartamento ci predispone ad una nuova intensa giornata.
Per prima cosa dobbiamo recuperare la visita alla Battersea Power Station, che abbiamo saltato ieri. Non è molto lontana, quindi prendiamo un autobus che ci porta a destinazione in pochi minuti.

Il primo impatto è impressionante. Nei miei lunghi anni di visite a Londra, l’avevo sempre vista da lontano, ma ritrovarcisi sotto è quasi scioccante.
Riaperto pochi anni fa dopo una lunga e controversa opera di ristrutturazione, oggi è un mega centro commerciale di lusso, circondato da una cortina di nuovissimi palazzi, opera di archistar del calibro di Frank Ghery, Norman Foster e Rafael Viñoly.

Merita sicuramente una visita, non tanto per ciò che contiene, un moderno ed un pò asettico centro commerciale, ma per la struttura, sia interna che esterna, davvero impressionante.
Stiamo per uscire, quando mio fratello vede un cartello che lo incuriosisce. Sembra ci sia la possibilità di fare un’esperienza insolita: attraversare una delle quattro ciminiere con un ascensore e godere di lì uno splendido paesaggio.
Siamo attirati dall’idea, ma il prezzo elevato ed il timore che possa essere una roba alla Disneyland, ci trattiene un pò. Alla fine rompiamo gli indugi e ci mettiamo in coda. 

Certo, l’impostazione punta molto allo spettacolo, ma le informazioni sulla storia della struttura, coadiuvate da foto e plastici, sono interessanti e quando, dopo un breve viaggio in un ascensore dalle pareti di vetro, si esce dalla bocca della ciminiera, la sensazione che si prova è quasi di commozione. Un paesaggio a perdita d’occhio si apre a 360 gradi. Peccato che il cielo nuvoloso non consenta di spingere lo sguardo molto in là, ma lo spettacolo è comunque grandioso. 

Ancora emozionati, prendiamo la metropolitana per raggiungere Canary Warf. Mi fratello non ci è mai stato e, dopo averla sommariamente visitata, non rimpiange di non averlo mai fatto finora…
In effetti, oltre che una serie di moderni grattacieli, che mia moglie architetto mi aveva già portato a visitare ed illustrato uno per uno, il quartiere non offre molto altro.
Prendiamo quindi al volo un Uber Boat che ci porta lungo il Tamigi in una mini crociera fino alla Tate Modern

La Tate Modern è uno degli appuntamenti imprescindibili di ogni mia visita a Londra. C’è sempre qualche mostra interessante e le installazioni nella Turbine Hall sono sempre spettacolari.
Questa volta c’è l’opera di un’artista scandinava che ha ricreato un villaggio indigeno all’interno del quale da cuffie installate si possono ascoltare rumori ambientali.

Turbine Halla alla Tate Modern

Decisamente più interessante e suggestiva è l’esposizione dedicata al grande scultore svizzero Alberto Giacometti, posta nella Switch House, la nuova ala realizzata nel 2016 dalle archistar Herzog & de Mueron.
All’uscita, un mercatino posto lungo la riva del fiume, ci ricorda che siamo a Natale e ne approfittiamo per farci uno spuntino nelle varie bancarelle che propongono prelibatezze gastronomiche.

Il nostro programma è serrato, quindi ripartiamo per la prossima tappa: King’s Cross.
E’ stata da poco ultimata una immensa opera di recupero che ha bonificato un’area dismessa e fatiscente, facendola divenire uno dei poli architettonici più interessanti della città. Non a caso vi si sono immediatamente trasferiti colossi quali Google e Meta. Ma per raggiungere questa nuova area, bisogna necessariamente passare davanti alla stazione di King’s Cross e qui mio fratello se ne esce con una inaspettata richiesta: “Non è che possiamo entrare un attimo? Mia figlia era una appassionata di Harry Potter e voglio mandarle una foto con me davanti al Binario 9 e 3/4”.
La risposta mia e di mia sorella è unisona: “Il binario che…?”
Ovviamente entrambi non sappiamo nulla di Harry Potter, quindi mio fratello ci spiega pazientemente di cosa sta parlando e ci convince ad entrare in stazione.

L’atrio è immenso, ma quando in un angolo vedo una folla accalcata contro un muro, memore dell’esperienza della libreria di Porto, capisco che siamo arrivati a destinazione.
In pratica si tratta di questo: un carrello per i bagagli è infilato per metà dentro un muro ed un centinaio di persone attende pazientemente in fila per farsi una fotografia davanti a questo carrello. Ben tre addetti (senza contare due bodyguard per la sicurezza) regolano il traffico ed infilano una sciarpetta granata al collo degli aspiranti Harry Potter.
Mi chiedo ingenuamente quanto debba costare tutto questo ambaradan e soprattutto chi paga, ma circumnavigata la folla, capisco l’arcano. Proprio lì di fianco c’è un negozio che vende souvenir e memorabilia a tema “maghetto”, nel quale ovviamente tutti entrano dopo essersi fatti la foto.
Mio fratello, dimentico di avere una figlia ormai trentenne, la chiama al telefono per chiederle se vuole che le riporti qualcosa dal negozio, ricevendo un prevedibile quanto sdegnato diniego. 

Le prime ombre della sera stanno calando quando usciamo all’aperto e, passando di fianco alla splendida St. Pancras Station, raggiungiamo la nostra meta, poche decine di metri più avanti. Si tratta di una operazione urbanistica davvero impressionante. Un viale di ingresso, abbellito da aiuole fiorite e corsi d’acqua e caratterizzato dal Google “Landscaper”, un basso edificio lungo più di 300 metri, conduce ad una gigantesca piazza, la Granary square, circondata da vecchi magazzini perfettamente ristrutturati. Negozi di grandi marchi e firme indipendenti, si alternano a locali di ogni genere e ad un centro commerciale, il Coal Drops Yard. 

Per completare il tutto, una serie di vecchi gasometri sono stati ristrutturati per adibirli ad originalissimi uffici ed abitazioni.
Ne approfitto per entrare in un paio di negozi sperando di trovare qualcosa da riportare come regalino a mia moglie. A questo proposito, c’è da dire che il leit motiv del mio weekend è stato “Devo trovare qualcosa da riportare a Miriam”, una specie di mantra che ho ripetuto fino allo sfinimento, ai miei due compagni di viaggio. La ristrettezza dei tempi, però, unita alla mia indecisione, mi hanno fatto sempre rimandare l’auspicato acquisto.
Ora mi sembra l’occasione giusta, faccio quindi una videochiamata per illustrarle alcuni capi di abbigliamento che mi sembra le possano piacere, ma, come mio fratello con la figlia, ottengo un netto diniego su tutta la linea. Quindi me ne torno mesto a ripetere il mio mantra…

Per cena, mia sorella insiste per un ristorante cinese, e consultato internet, scopriamo che ce n’è uno piuttosto quotato nei paraggi. Quando gli arriviamo davanti, però, ci attende una fila chilometrica di persone che attendono di entrare, quindi giriamo i tacchi e, nell’indecisione generale, ricordo di aver visto un Wagamama sotto alla Battersea Power Station.
E’ questa una catena di ristoranti che propone cibo asiatico, che mi ha sempre risolto situazioni di emergenza. La location, poi è sulla strada per il ritorno all’appartamento. La proposta viene accolta, anche se mio fratello, che non ama la cucina asiatica, appare poco convinto. E lo rimarrà anche dopo la cena…

LONDRA – 3° giorno

Oggi abbiamo tutta la mattinata a disposizione, l’aereo infatti riparte a metà pomeriggio. Ci muoviamo quindi di buon’ora verso il Leadenhall Market, dove abbiamo intenzione di fare colazione.
Si tratta di un mercato ottocentesco splendidamente ristrutturato. Anche qui sono state girate diverse scene dei film dell’inesorabile Harry Potter, ma per fortuna, forse in virtù dell’ora antelucana, non c’è ancora nessuno. Ci fermiamo al Aux Merveilleux de Fred, una golosissima pasticceria francese dove, vista la mancanza di mia moglie, mi rimpinzo di dolci alla faccia del colesterolo. Faccio quindi un giro per il mercato, con le varie attività che lentamente aprono i battenti. 

Il Ledenhall Market

Una cosa che mi colpisce particolarmente è il contrasto che si percepisce avanzando verso l’interno, dove le ultime propaggini del mercato vittoriano, vanno a morire contro la facciata brutalista ed ultramoderna della sede dei Lloyds, una struttura opera dell’archistar Richard Rogers (ormai, dopo le lezioni di Miriam, ne so più di un architetto…).
Scatto una foto che per me è il simbolo della non sempre facile convivenza tra modernità e tradizione. Capiamoci, amo le architetture moderne, ma alle volte si vogliono imporre dei connubi che lasciano inevitabilmente spazio alla controversia.

Finite le mie profonde riflessioni, ci dirigiamo verso un paio di palazzi più in là. Abbiamo infatti una prenotazione per salire sulla piattaforma panoramica The Lookout. In realtà, volevamo salire sulla più nota Horizon 22, ma era già tutta prenotata da tempo, quindi ci siamo indirizzati su The Lookout, che è ad appena due portoni di distanza ed ugualmente spettacolare.

Con un rapidissimo ascensore, si sale al 50° piano del numero 8 di Bishopgate, dove l’intero appartamento è stato lasciato vuoto per permettere ai visitatori di godere del panorama dalle sue grandi vetrate.
La vista è spettacolare e si può avere una prospettiva diversa rispetto a quella più decentrata della Battersea Power Station. Tutti i maggiori monumenti della città sono praticamente ai nostri piedi ed io e mio fratello, dopo un pò ci divertiamo a ricercare anche i vari stadi calcistici della città. 

Una volta tornati a terra, abbiamo il tempo di pranzare e riprendere i nostri bagagli che abbiamo lasciato in un locker alla Victoria Station, prima di ripartire con lo Stansted Express alla volta dell’aeroporto.
Mio fratello non è mai stato al Borough Market, e vogliamo negargli questa esperienza? Quindi tutti al Borough Market.

“Ragazzi, io devo ancora prendere il regalo per mia moglie, quindi ci facciamo solo un salto e via, così ho il tempo per scegliere qualcosa in aeroporto” è la mia premessa. Ricevute le assicurazioni del caso, ci inoltriamo nella bolgia dantesca del mercato.
Mio fratello, che non si aspettava nulla del genere, è stordito. Facendoci strada a fatica fra la folla, diamo un’occhiata ai vari stand in cerca di qualcosa da stuzzicare che non ci costringa a chiedere un mutuo. L’offerta è così varia che risulta quasi ipnotica, ed infatti non ci accorgiamo che si sta facendo tardi.

Morale della favola, come ormai avrete capito, arriviamo in aeroporto appena in tempo per salire sull’aereo… ed il regalo per Miriam non riesco a prenderlo. Cosa che mi verrà rinfacciata per tutto il resto della mia vita.

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